Gli ultimi 20 anni di evoluzione della società moderna sono stati contraddistinti da avvenimenti epocali che ne hanno fortemente condizionato le scelte economiche e le strategie finanziare.
Internet, la digitalizzazione dei processi produttivi, l’intelligenza artificiale, il fenomeno start up e fintech, la globalizzazione e la continua metamorfosi degli assetti geopolitici internazionali hanno radicalmente modificato il modo di “fare impresa”. Investitori e imprenditori hanno dovuto adattarsi velocemente ad eventi repentini, non ultimo la pandemia, capaci di modificare completamente lo status quo.

Tuttavia, l’unica costante in questo continuo modificarsi degli eventi rimane, per l’imprenditoria, la necessità di reperire fondi e, per la finanza, di trovare nuove formule vantaggiose di impiego dei capitali.

Un ambito alternativo, che offre nuove opportunità di investimento rispetto a quello tradizionale, dal quale attingere linfa vitale è sicuramente quello dei private market, oggi particolarmente interessante per convogliare risorse verso le PMI.

I private market, nati negli Stati Uniti e sbarcati successivamente in Europa, stanno suscitando un forte interesse sia nel Vecchio Continente, sia in Italia, dove si stanno diffondendo in modo molto vivace. Si tratta di soluzioni di investimento atte a finanziare società non quotate sui mercati regolamentati e, quindi, più difficili da conoscere e meno accessibili per gli investitori. Una modalità che si adatta molto bene a imprese di piccole e medie dimensioni con un importante potenziale di crescita e a investitori privati in cerca di impieghi remunerativi di lungo periodo per i loro capitali.

Private equity, private debt e venture capital sono, generalmente, gli strumenti più conosciuti. Nel caso dei private equity, l’investitore, di solito un fondo che ha prima raccolto capitali presso investitori privati e istituzionali, fornisce capitali ad aziende selezionate con importanti prospettive di crescita, portando risorse e know-how per migliorarne i piani di sviluppo e i risultati.

Nel venture capital, gli investitori assumono quote di partecipazione della società per sostenerne l’avvio o anche la fase di espansione.

Il private debt, invece, include tutti quegli investimenti di natura obbligazionaria emessi da società non quotate per finanziare le attività strategiche e di sviluppo. Il fiorire di ulteriori formule di asset privati, come l’invoice trading, i minibond, i direct lending ed altri prodotti similari, dimostra chiaramente come l’economia italiana sia ricettiva nel percorrere strade alternative che favoriscano il delicato equilibrio tra capitale ed impresa.

Ma quali sono i vantaggi? Innanzitutto, si tratta di investimenti che non risentono delle oscillazioni dei mercati, avendo una durata di medio/lungo termine. Un’altra prerogativa interessante è la stabilità dell’investimento; infatti, l’investitore non può arbitrariamente “disinvestire” i propri capitali, in quanto rimane vincolato alla scadenza stabilita. Condizione, questa, che consente all’impresa di portare a termine i propri piani di sviluppo e di creare valore.

Gli investimenti richiesti sono sempre di entità consistente e sono più rischiosi di altri strumenti tradizionali. Ecco perchè sono riservati a investitori professionali, in grado di meglio valutare questo tipo di impieghi e di sostenere l’impresa anche apportando esperienza, competenza e opportunità attraverso il proprio network.
Senza ombra di dubbio, quindi, anche in Italia i private market sono una leva di crescita molto interessante che sta prendendo piede, come si può vedere dai dati dalla raccolta del private equity e venture capital che nel 2020 ha registrato una crescita del 32% rispetto al 2019.

Imprenditori ed investitori hanno così a disposizione una grande varietà di strumenti e opzioni, in alternativa a quelli bancari, che rendono il mercato più dinamico e ricco di opportunità.
L’esigenza, ora, per imprenditori e banchieri d’investimento, è proprio questa, favorire un rapporto sinergico tra imprenditoria e finanza, tra impresa e capitale che, attraverso nuovi modelli di sviluppo e nuovi strumenti finanziari, sia capace in un’ottica discernente di assecondare i cambiamenti in atto, anticipando i tempi e valorizzando l’economia italiana.

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