Da sempre l’umanità ha dovuto provvedere alla propria sicurezza per ripararsi da minacce e pericoli incombenti investendo energie e capitali. Con il passare dei secoli il concetto di sicurezza si è evoluto con i tempi: se gli antichi romani si proteggevano con fortificazioni e armi, oggi il campo di battaglia si è allargato all’ambito tecnologico, con l’avanzare della digitalizzazione dei sistemi, che ormai coinvolgono ogni ambito dell’attività umana.

Internet, infatti, ci permette di organizzare processi produttivi aziendali di qualsiasi tipo (o quasi), di amministrare piattaforme governative, istituzionali e professionali e di gestire flussi finanziari a livello globale. L’imperativo del momento è: “risparmiare tempo per essere più efficienti”, velocizzando ogni processo gestionale e produttivo.

Tuttavia, ogni processo digitale, risorsa, banca dati o piattaforma virtuale è suscettibile di attacchi informatici, quali ad esempio Ransomware, Phishing, Malware, Social engineering virus, Adware, Spyware e Worm.

I danni causati ogni anno da questi attacchi sono ingenti, si va dalla sottrazione o perdita di dati sensibili, all’estorsione, al furto d’identità, all’intromissione in processi di infrastrutture critiche o governative, alla violazione di sistemi bancari. Secondo le stime di Canalys, società leader nell’analisi del settore tecnologico, solo nel 2020 sono stati rubati circa 30 miliardi di dati, più che nella totalità degli ultimi 15 anni.

Il problema è di rilevanza mondiale. Il World Economic Forum ha da poco definito la cybersecurity come attività prioritaria nell’agenda dei leader di tutte le nazioni, non solo per i suoi risvolti economici, ma anche sociali. La cyber defense include vari tipi di contromisure. Fra queste, una risposta di nuova generazione, rivelatasi molto efficace, è l’Intelligenza artificiale che, attraverso l’utilizzo di specifici algoritmi, riconosce la “normalità” di un ambiente digitale, rilevandone qualsiasi alterazione causata da possibili attacchi, proteggendo immediatamente l’area di competenza affidatale. Si stima che questo sistema intelligente, che con molta probabilità in futuro sarà usato sempre più frequentemente da governi e grandi aziende, agisca almeno nove volte più velocemente rispetto al lavoro di un team di persone preposte alla stessa funzione.

Il cyber risk diventa dunque un aspetto a cui i CEO devono dare assoluta priorità. In assenza di protocolli internazionali in materia di sicurezza cui fare riferimento, diventa determinante l’aspetto formativo che prepari adeguatamente i leader e i loro collaboratori sui principi di base della cybersecurity, in modo da dotare le aziende di adeguati strumenti difensivi.

Nel mondo connesso di oggi, la trasformazione digitale è una sfida cruciale per le leadership del momento, obbligate a rivedere i propri modelli di business e le proprie architetture operative, adeguando la sicurezza delle infrastrutture informatizzate. La sensibilità verso questa materia è in costante crescita come dimostra anche un rapporto di Canalys “Now and Next for the cybersecurity industry” che attesta nel 2020 una crescita degli investimenti in cybersecurity del 10%, a 45,2 miliardi di euro.

La tecnologia, pervasiva ed eclettica, ci ha permesso di realizzare opere che credevamo impossibili fino a poco tempo fa. La rete ha “accorciato le distanze”

ci ha regalato velocità ed efficienza ed in funzione di ciò, il nostro modo di fare business è cambiato radicalmente.

Il cyber spazio, è quindi un “grande crocevia virtuale” ricco di opportunità che ogni leader dovrebbe saper cogliere, con la consapevolezza però, che vi sono rischi importanti, che vanno affrontati con la medesima attenzione dei rischi finanziari e operativi.

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