È proprio vera la citazione “la vita è una grande maestra”. Sempre pronta a insegnarci che gli avvenimenti inattesi possono accadere in ogni momento, in ogni luogo e in modo imprevedibile.

La società contemporanea ci propone un divenire costante di scenari multipli in continua metamorfosi, complice anche l’incessante progresso tecnologico.

Se l’uomo del passato, spesso, non è stato in grado di affrontare il cambiamento – come dimostrano il crollo, nei secoli, di governi, imperi e intere civiltà – l’uomo del presente lo affronta cercando di prevedere gli eventi futuri attraverso lo studio di sistemi analitici complessi, basati su probabilità e statistiche. E’, questo, un approccio sufficiente?

La risposta non è così scontata, perché vediamo come non sempre i risultati delle azioni basate sulle previsioni siano quelli sperati. Invece, mentre tutto “corre”, a volte, potrebbe avere senso fermarsi anziché cercare di correre più veloci degli eventi in un’infinita rincorsa alle previsioni.

A prima vista, può sembrare un contro senso ma fermarsi non significa necessariamente improduttività. Al contrario, può essere una proficua occasione per meglio comprendere quello che ci succede attorno e per meglio capire verso quale direzione procedere.

L’esperienza di vita di S. Ignazio di Loyola è uno degli esempi più calzanti di come un evento drammatico imprevisto ed un periodo di inattività forzata abbiano generato effetti straordinariamente benefici. Fu durante la convalescenza che S. Ignazio, immobilizzato a causa di una ferita in battaglia, ebbe la possibilità di dedicarsi alla lettura dei testi sacri. Letture che lo fecero riflettere sul senso della sua esistenza operando in lui un profondo cambiamento interiore che lo portò ad abbandonare la carriera militare e a prendersi cura dei più bisognosi.

Egli non si oppose al cambiamento, anzi reagì al verificarsi di un evento inatteso modificando la sua predisposizione verso la vita. Il tempo di inattività forzata gli fu utile per riflettere e maturare un vero rinnovamento spirituale, la sua conversione. L’uso produttivo di questo tempo attivò un meccanismo virtuoso, trasferito poi nella sua disciplina di vita: usare il tempo a disposizione, sia programmato o impostogli dal caso, per ottenere capacità di giudizio obiettivo e distaccato dalle debolezze umane. Questo, si chiama discernimento.

Analogamente a quanto successo a S. Ignazio, anche il periodo pandemico ci ha colti impreparati, costringendoci a un periodo di inattività prolungata denso di preoccupazioni.

In un frangente come quello attuale, al vero leader è richiesto di “fare di necessità virtù”. Non tanto rifugiandosi nella parvenza di attività fornita dai modelli matematici, ma utilizzando il tempo a disposizione per comprendere il cambiamento, per confrontarsi con esso in modo discernente, per far si che le azioni derivanti dal suo operato siano le più adeguate possibili a risolvere le necessità del caso.

Spesso, la dilatazione del tempo, causata da un lungo periodo di crisi, offre degli spunti inaspettati. Solo il leader che, però, pratica una riflessione distaccata e lucida, riesce a coglierli, trasformando un periodo di avversità in opportunità per il futuro.

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