In data 8 febbraio 2022, il parlamento italiano approva definitivamente un disegno di legge che annovera, quale principio fondamentale della Costituzione, la tutela dell’ambiente.

In particolare, vengono modificati il secondo e terzo comma dell’articolo 41 della Costituzione italiana riguardanti l’esercizio dell’iniziativa economica.

Nel secondo comma, fermo restando il precetto dell’inviolabilità della dignità umana, della sicurezza e della libertà, si fa riferimento ora anche alle tematiche di salute e ambiente che devono sempre essere osservate e tutelate durante l’esercizio di ogni attività economica. Così, la legislazione diventa sempre più focalizzata sulla valorizzazione dei principi di sostenibilità.

In ambito finanziario, questo approccio trova riscontro negli ormai ben noti criteri “ESG”, che stanno sempre più permeando le attività di investitori, istituzioni finanziarie, imprenditori e aziende.

Infatti, se in precedenza, investire secondo tali criteri era un obiettivo solo di specifici fondi tematici, oppure era un principio accessorio e premiale, oggi diventa un elemento funzionale a tutta la catena degli investimenti, in base al quale discriminare il singolo livello di rischio.

Includere i fattori “Environmental, Social, Governance”, espressione dell’acronimo ESG, nel proprio portafoglio, sicuramente migliora il profilo di rischio e ottimizza il rendimento a lungo termine.

Ma, nello specifico, cosa sono?

Con “Environmental“, si fa riferimento ai fattori ambientali legati al cambiamento climatico. Questo criterio cerca di sensibilizzare la salvaguardia dell’ambiente, della biodiversità e delle risorse naturali, contenendo al massimo le emissioni nocive nel nostro ecosistema.

Con “Social”, si considera l’impatto di una determinata attività sul contesto sociale nel quale questa opera. Inclusività, uguaglianza, lavoro minorile, sono solo alcuni dei parametri considerati da questo criterio.

Con “Governance”, si valuta invece il sistema con il quale un’azienda viene amministrata e governata. Attraverso la verifica di alcuni parametri, quali ad esempio: le strategie economiche, la struttura del consiglio di amministrazione, la retribuzione dei dirigenti, le pratiche fiscali, la corruzione, l’abuso d’ufficio, il rispetto della meritocrazia, i codici di comportamento e le varie politiche aziendali, si valutano il rischio e la sostenibilità delle diverse imprese. Un fattore che oggi influisce anche sul merito creditizio della singola impresa e sulla sua appetibilità per possibili investitori, come ad esempio i fondi di private equity.

Anche la Commissione Europea nel marzo 2019 ha ribadito, attraverso l’emanazione di norme a vario titolo, l’importanza di incoraggiare lo sviluppo di imprese e investimenti “responsabili” spingendoli verso la sostenibilità.

Valore per gli azionisti e fiducia del mercato, oggi si raggiungono anche integrando i criteri “ESG” nella propria condotta e all’interno del proprio sistema amministrativo, produttivo e di investimento.

Si tratta, a mio avviso, di criteri coerenti con le finalità di quella che io chiamo – e promuovo fra i giovani studenti di Gabelli School of Business – leadership discernente. I leader oggi devono contribuire a realizzare un “biosistema” virtuoso, dove business e profitto si coniugano in sostenibilità e inclusività.

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