Reti fisiche, digitali, energetiche, logistiche da una parte. “Globalizzazione della superficialità” dall’altra.
Le infrastrutture uniscono territori e Stati: sono strumenti che portano ricchezza, cooperazione, sviluppo e benessere economico. Tuttavia, capitali, reti e investimenti aprono oggi a nuove riflessioni in prospettiva.
Così, abbiamo Stati ancora lontani dal traguardo della stabilità politica ed economica, accanto ad altri, soprattutto in Occidente dove la prosperità è stata raggiunta, che si confrontano con nuove forme di povertà: emotiva, spirituale, sociale.
Viviamo in un tempo in cui le macro-infrastrutture fisiche crescono velocemente, mentre le micro‑infrastrutture interiori restano fragili. È in questa tensione che si diffonde la “globalizzazione della superficialità”: un fenomeno sociale sempre più diffuso, che produce adesione immediata e consumo bulimico di contenuti, ma che riduce l’attitudine alla riflessione critica e piega la spiritualità a un orizzonte individuale, fatto di sentimenti personali più che di valori condivisi.
Così, la ragione rischia di separarsi dall’essenza spirituale, con il risultato di individui più fragili, timorosi di andare in profondità. Una condizione che si manifesta in particolare tra le generazioni più giovani.
Mi chiedo allora: quale impatto avrà questa superficialità sui leader di domani? Intrecciare relazioni d’affari sane poggia sul desiderio di costruire insieme benessere duraturo, non è soltanto chiudere accordi o investimenti redditizi. Essere un buon banchiere, imprenditore, professionista è un operare che tiene conto anche del messaggio del buon samaritano, a cui dedicai proprio una riflessione non molto tempo fa. E’ quella compassione che supera l’indifferenza e crea futuro, quando diventa scelta di metodo e di responsabilità.
Questo è un tema a me molto caro, che negli ultimi anni porto avanti anche nel mio impegno con l’Università di Fordham, formando giovani business leader. Ragazzi e ragazze che comprendano a fondo l’economia e la finanza, ma che nella loro vita sappiano operare con responsabilità, visione umanistica e prospettiva di lungo periodo.
Una delle grandi conquiste della nostra epoca è l’accesso diffuso al sapere attraverso il web. Un tesoro immenso. Ma anche il più grande dei tesori richiede discernimento. Come insegna Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, lo spirito è l’infrastruttura più preziosa che possediamo. Anch’essa va resa stabile e sicura.
Per questa ragione invito i giovani, in particolare economisti, e i futuri leader, ad andare oltre la superficie. Suggerisco quindi letture di Thomas P. Rausch, teologo alla Loyola Marymount University, autore dell’articolo “Gli esercizi spirituali in un’età secolare”, ricco di spunti per costruire una sana spiritualità. Sul piano filosofico, suggerisco invece Charles Taylor, filosofo canadese, professore emerito alla McGill University, autore de “L’età secolare”, un’opera che esplora il rapporto tra fede e società contemporanea.
Due prospettive differenti ma complementari, che aiutano a integrare la dimensione umanistica nelle scienze economiche e finanziarie. Perché non sempre la questione si riduce a scegliere fra credere o non credere.
Andrea Mennillo
Fondatore e Direttore Generale, International Development Advisory
Presidente Fordham University London Centre Advisory Board



