In una società globalizzata, è fondamentale conoscere ciò che avviene nel mondo e quali sono gli scenari con i quali ci si deve confrontare. La gestione delle relazioni fra Stati è un tema assai complesso, tanto più quando le parti in gioco sono realtà culturalmente diverse fra loro e politicamente lontane. Considerando la fitta rete degli interessi globali, cerco di offrire un contributo su questo argomento rispondendo alle domande più frequenti che mi vengono poste dagli studenti di economia.

  1. Cos’è per lei la geopolitica e perché è tanto importante per il business?

La geopolitica serve a comprendere la complessità delle relazioni che esistono tra gli Stati nell’era moderna. Lo scienziato svedese Rudolf Kjellén fu il primo a utilizzare questo termine all’inizio del XX° secolo. Termine che fu poi ripreso in tutto il mondo durante le due Guerre Mondiali. L’etimologia dell’espressione ci fa ben capire cosa studia: GEO + POLITICA dove GEO sta per “terra”, richiamando un’idea globale che oggi va necessariamente letta in chiave contemporanea, cioè “internazionale”. POLITICA viene invece da Polis, richiamando gli “affari delle città” secondo l’idea di Aristotele, e definisce l’insieme di attività associate al governo di un paese, o di un’area. La geopolitica si può pertanto descrivere come la disciplina che si occupa di indagare la relazione esistente fra il potere politico internazionale e i diversi assetti geografici.

  1. Come, secondo lei, le relazioni internazionali influenzano l’economia?

Esiste certamente un collegamento diretto fra i due ambiti. Vediamo qualche esempio nel recente passato. Le sanzioni imposte fino al 2015 costarono all’Iran circa il 20% del PIL, mentre la loro rimozione liberò almeno 100 miliardi di dollari disponibili per nuovi investimenti. Invece, le sanzioni imposte alla Russia dall’Unione Europea dopo la crisi Ucraina, nell’immediato costarono all’Italia circa 1 miliardo di euro in termini di contratti già firmati. Si veda in ultimo quanto successo fra USA e Venezuela, uno dei principali produttori di petrolio al mondo, quando a febbraio 2019, a seguito delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, la produzione di petrolio del paese sudamericano scese a 1,1 milioni di barili al giorno, rispetto a 1,34 milioni alla fine del 2018 (e da 2,4 mbg nel 2015). Come si può ben vedere, relazioni internazionali ed economia sono due aspetti strettamente connessi.

  1. Come si inserisce, in tutto questo, la business diplomacy?

Business diplomacy è anzitutto relazione. Ma è anche conoscenza del mondo che ci circonda e degli attori che vi operano. Come possiamo infatti muoverci in questo scenario geopolitico complesso e globale senza cercare di capire la prospettiva degli altri e senza approfondire i diversi aspetti culturali? In quest’ottica, la business diplomacy è uno strumento indispensabile per negoziare nell’arena globale, facendo incontrare prospettive di business con le necessità di ogni singolo Stato. In particolare, costruendo relazioni di lungo periodo con i rappresentanti dei governi stranieri e le parti non governative interessate (economiche e non economiche) con l’obiettivo di guadagnare legittimità in un ambiente imprenditoriale straniero.

  1. Secondo lei, quali competenze servono per cogliere le opportunità offerte dall’attuale mondo globalizzato?

Costruirsi un’esperienza nel campo della Business diplomacy è certamente utile per comprendere a fondo le dinamiche delle relazioni fra Stati e delle strategie internazionali. È una esperienza che io consiglio sempre agli studenti delle facoltà di business. Tuttavia, per accedere a questo tipo di professione è necessario possedere competenze analitiche e un insieme di competenze personali, soprattutto nel campo delle abilità comunicative e relazionali. È importante, infatti, saper comprendere il punto di vista dell’altro in una prospettiva interculturale per costruire relazioni durature.

  1. Concretamente, qual è il valore della geopolitica per la business diplomacy?

Conoscere bene gli equilibri geopolitici permette di cogliere in anticipo nuove esigenze emergenti nei vari Paesi e di poter fornire loro risposte adeguate, creando così nuove opportunità di business. Tuttavia, ciò che apre le porte a società multinazionali in Paesi di tutto il mondo è la capacità di costruire fiducia con governanti, decisori, imprenditori e istituzioni locali, superando anche sfide complesse e barriere all’entrata. Un obiettivo per cui sono fondamentali un’ottima reputazione e importanti abilità diplomatiche.