“A Case Study: European Financial Institutions During and After COVID” con Domenico Siniscalco
Di seguito, la registrazione della conferenza organizzata da Gabelli School of Business lo scorso 8 giugno. Insieme a Donna Rapaccioli, Dean di Gabelli School, ho avuto il piacere di discutere con Domenico Siniscalco, ex Ministro delle Finanze italiano e attuale Amministratore Delegato e Vice Presidente di Morgan Stanley, a proposito di: “A Case Study: European Financial Institutions During and After COVID”.
“Down and Under: The Pandemic’s Impact on the World’s Oil Industry” con Paolo Scaroni
Di seguito la registrazione della conferenza organizzata da Gabelli School of Business lo scorso 4 giugno. Insieme a Donna Rapaccioli, Dean di Gabelli School, ho avuto il piacere di affrontare con Paolo Scaroni, ex Amministratore Delegato e Direttore Generale di Eni Spa Oil and Gas e attuale Vice Presidente di Rothschild & Co, il tema “Down and Under: The Pandemic’s Impact on the World’s Oil Industry”
Entrepreneurship and the Future of the Online Luxury Retail Market” con Charles Gorra
Di seguito la registrazione della conferenza organizzata da Gabelli School of Business lo scorso 2 giugno. Insieme a Donna Rapaccioli, Dean di Gabelli School, ho avuto il piacere di discutere con Charles Gorra, CEO e Fondatore di Rebag, di “Entrepreneurship and the Future of the Online Luxury Retail Market”.
Premio “Gabelli School International Awareness Award 2018”
Donna, Mario, pregiatissimi docenti e studenti, Signore e Signori... buon pomeriggio.
Sono onorato di ricevere oggi questo inaspettato riconoscimento da parte della Gabelli School of Business. Vi ringrazio di cuore.
Dal giorno in cui mio figlio Francesco ha iniziato a frequentare la Gabelli School of Business, 7 anni fa, mi sono subito sentito parte di questa comunità.
Mi è davvero difficile esprimere a parole quanto io sia felice di contribuire al successo di questa autorevole istituzione.
***
Vorrei perciò approfittare dell’occasione per condividere con voi qualche riflessione sullo scenario economico globale... ma, prima di iniziare, voglio congratularmi con la preside Donna Rapaccioli, con l’eccellente corpo docente e tutto il meraviglioso personale della Gabelli School. Il vostro impegno e la vostra dedizione non solo stanno compiendo la missione della scuola, ma stanno anche elevando il suo prestigio a livello nazionale e internazionale.
Conoscenza, etica ed eccellenza sono la vera forza della scuola, sono questi gli aspetti che hanno reso la Gabelli School of Business un punto di riferimento nell’insegnamento economico socialmente responsabile… temi di vitale importanza quando si tratta di formare leader responsabili e consapevoli.
Una forza ispiratrice che viene da una figura di rilievo del mondo finanziario. Un modello, la cui lungimiranza nel promuovere un’istruzione di eccellenza ha, in così breve tempo, indirizzato le vite di così tanti giovani. Grazie Mario1... siamo orgogliosi di essere qui con te!
***

Come Mario, anche io sono fermamente convinto che l’attività di impresa debba contribuire positivamente al miglioramento del mondo in cui viviamo.
Sono nato in Italia ed educato ai valori tradizionali... valori che arrivano da molto lontano, penso al Mos Maiorum dell'antica Roma... alla definizione di Bene di Aristotele... all'ideale di libertà illuminista...
Sono cresciuto in un contesto cattolico per poi ispirarmi anche ai principi della Carta Atlantica. Gli stessi che hanno guidato i Padri Fondatori nella costituzione del primo Paese della storia a riconoscere diritti individuali ai cittadini: gli Stati Uniti d'America.
Purtroppo, le tradizioni sono oggi messe a dura prova dalla globalizzazione, con Europa e Stati Uniti che hanno preso posizioni assai diverse.
Isolazionismo verso multilateralismo. Storicamente, questo, è un tema molto dibattuto nelle relazioni internazionali. Oggi ancor di più, visto il grande numero di conflitti sparsi in tutto il mondo.
Ma oggi non sono qui per parlare di fratture politiche e di divisioni. Sono qui per parlare della globalizzazione e dei suoi tanti vantaggi.
Pensando alla Bibbia, mi domando: non è stato forse lo Spirito Santo il primo a promuovere la globalizzazione?
Lo Spirito Santo è stato mandato da Nostro Signore per dare agli Apostoli l'abilità di parlare tutte le lingue del mondo. E' disceso per la seconda volta sotto forma di lingua di fuoco per diffondere la grazia della conoscenza, fondamento dell'educazione.
La diffusione globale della cristianità ci offre molti esempi.
Se padre McShane fosse qui, sicuramente citerebbe il fratello Matteo Ricci, membro della Compagnia di Gesù che, nel XVI secolo iniziò la sua missione di evangelizzazione in Cina.
Un lavoro che richiese una profonda e accurata conoscenza della cultura cinese: imparare a leggere e a scrivere in cinese, studiarne i costumi, l'organizzazione sociale e la politica. Un sapere che fu prezioso strumento per la diffusione del messaggio cristiano.
Matteo Ricci ha messo in atto uno scambio culturale rispettoso, pacifico e libero, per aprire la strada a una nuova, vera cristianità cattolica.
Le stesse competenze sono oggi necessarie per lavorare nel nostro mondo interconnesso e globalizzato.
***
Non ci sono più dubbi: la globalizzazione è, e sarà, una presenza costante nella nostra vita.
La possiamo vedere in diversi modi: come incontro fra diversità, come parte della nostra vocazione umana a socializzare con gli altri, come necessità o desiderio di complementarietà.
Comunque la vediate, ciò che non deve cambiare è il modo con cui approcciamo la diversità. In questa interdipendenza di culture, l'etica deve essere la base comune su cui costruire conoscenza reciproca e cooperazione. E il dialogo è lo strumento più importante che abbiamo per farlo.
Questo è l'unico modo con cui possiamo costruire una prospera comunità globale.
Etica e business non sono in competizione, ma complementari.
E’ proprio partendo da qui che i nostri giovani laureati possono trovare l’ispirazione per “andare nel mondo” in modo responsabile e costruttivo. Saranno loro i migliori ambasciatori della nostra scuola e dei suoi valori.
Miei cari studenti, la richiesta che vi faccio è di incarnare questi valori nella vostra vita e di applicarli sempre lungo il vostro percorso professionale. I nostri valori e la nostra tradizione gesuita sono le nostre risorse più preziose.
Vi prego di ricordare sempre di essere uomini e donne compassionevoli nel vostro lavoro... questo vi aiuterà a scoprire e creare nuove idee e a trasmetterle alla generazione successiva.
Le imprese hanno una grande responsabilità nel costruire una società migliore e lo possono fare anche andando ben oltre il semplice profitto.
Vi ricordo il motto ispiratore di Sant'Ignazio: “Sii migliore, fai di più, aiuta gli altri”. Permettetemi di aggiungere “Vai nel mondo”.
Grazie
1 ndr: Mario Joseph Gabelli è economista e filantropo statunitense. Promotore della Gabelli School of Business
Etica e Business: discorso di Andrea Mennillo alla Fordham University Gabelli School of business
Saluti iniziali
Buon pomeriggio a tutti. Vorrei ringraziare la professoressa Rapaccioli per avermi dato l'opportunità di esprimere il mio punto di vista sulla delicata relazione tra etica e business.
Cos'è il progresso?
Oggi più che mai è necessario essere consapevoli del duplice obiettivo che lo sviluppo deve necessariamente soddisfare: essere proficuo e rispettare un solido insieme di valori cardinali.
In questa era digitale, dove innovazione e trasformazione permeano quasi interamente la nostra società – e in particolare il nostro modo di fare business – non possiamo permetterci, parlando di progresso, di trascurare comportamenti e limiti umani.
Questo aspetto è attualmente oggetto di studio e di dibattito da parte della Pontificia Accademia per la Vita, l'istituzione della Chiesa Cattolica che studia uno dei più controversi dilemmi etici della nostra epoca: il rapporto tra scienza e fede.
Il sapere scientifico è fondato su prove e ricerche empiriche. La fede si basa su credenze religiose e mistero. Qual è dunque la strada giusta per riconoscere lo straordinario contributo che la scienza può apportare alla vita umana?
Di certo è quella etica. E qui entriamo nel campo della bioetica, uno degli argomenti più impegnativi che la cristianità si trova ad affrontare.
Immagino vi stiate domandando se sono nel corso sbagliato... tranquilli, sono nel corso giusto, quello di “Introduzione al Business” della professoressa Rapaccioli.
Ragazzi, siete al secondo anno, vi state preparando per diventare uomini d'affari... fra pochi anni potreste trovarvi di fronte a un grande dilemma: dover scegliere tra avidità e virtuosità.
Come studenti della Gabelli School of Business siete nel periodo giusto della vostra vita per riflettere su queste questioni. Avete il privilegio di studiare in questa scuola e di costruire il vostro carattere prima di confrontarvi con i dilemmi etici della vostra quotidianità lavorativa.
Di certo, il modo di lavorare oggi è molto cambiato rispetto a quando iniziai in Price Waterhouse negli anni '80.
La multinazionale che sarebbe diventata l’odierna PWC stava muovendo i primi passi nel mondo della consulenza. Eravamo principalmente revisori e consulenti e c'era un solo computer in tutto il dipartimento... eravamo obbligati a condividere quell'unico computer ma allo stesso tempo avevamo il dovere di proteggere le informazioni dei clienti... quella fu una grande opportunità per applicare comportamenti etici sul nostro posto di lavoro.
Da allora, quasi ogni aspetto della nostra vita e quasi ogni settore industriale si è trasformato con l’arrivo di Internet e delle altre potenti tecnologie.
In pochissimo tempo, ci siamo evoluti tanto da introdurre la tecnologia in ogni ambito, perdendo tuttavia il contatto con alcuni aspetti della nostra natura umana.
Impariamo dagli antichi greci
Emozioni... creatività... immaginazione... questo è ciò che permette alle persone di stare bene insieme. Sapete meglio di me quanto oggi siamo interconnessi attraverso i social media, ma sapete anche quanto possa essere difficile condividere le migliori qualità umane nel mondo digitale.
Personalmente, credo che nella nostra società così connessa, l'etica debba avere un posto privilegiato, essere una costante della vita umana. È una guida importante per vincere le sfide della complessità di oggi.
Per capire meglio, guardiamo indietro nel tempo... più precisamente all'antica Grecia, la culla della filosofia etica occidentale.
Qui sono nati alcuni dei più grandi dibattiti etici. Le idee di Socrate, Platone e Aristotele ruotavano intorno al verbo educare, dal latino ex (fuori) e ducere (condurre), che vuol dire appunto “portare fuori”; significa far emergere capacità e talenti di ogni persona – significa costruire la personalità...
L'obiettivo ultimo di questa attività educativa era rendere gli individui consapevoli di essere creatori e operatori di civiltà, e di essere in grado di plasmare la società, migliorandola per arrivare a una pacifica convivenza.
Una buona convivenza come fine ultimo della Polis
Questo è ciò che i greci chiamavano Eudaimonìa. Deriva dal prefisso eu (buono) e da daimon (spirito, anima): ecco la loro concezione di felicità. Possiamo qui vedere la felicità sia come obiettivo di vita, sia come fondamento dell'etica.
La felicità aveva infatti un ruolo preciso nell'indirizzare la condotta delle persone. Secondo Aristotele, felicità significava vivere in modo virtuoso, non solo per sporadici e brevi periodi, ma nel corso di una vita intera. La felicità era un orientamento dell'anima.
Era questo l'obiettivo delle poleis, le città-stato greche (la più completa forma di organizzazione politica della storia occidentale). Nella polis, il “buon vivere” era semplicemente la felicità di ogni cittadino, ottenuta grazie al logos, il principio razionale che unisce e dà senso alla vita comunitaria. Il logos permette il dialogo e il giudizio su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, cosa sia bene e cosa non lo sia.
I neuroni specchio confermano la filosofia dei greci
Per Aristotele, la polis possedeva un profondo significato. Era una comunità, una presenza fisica, una rete di relazioni. La comunità nasceva per rendere possibile la vita e creare le condizioni per una buona esistenza.
Più di 2000 anni dopo, possiamo leggere questo pensiero alla luce delle scoperte di Giacomo Rizzolatti, l’autorevole neuroscienziato italiano dell'università di Parma. Negli anni '90, il professor Rizzolatti scopre l'esistenza dei neuroni specchio, cellule del cervello che si attivano sia quando un individuo esegue un'azione sia quando lo stesso individuo osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto.
Ma i neuroni specchio si attivano anche con le emozioni e sono il motivo per cui soffriamo quando vediamo qualcuno soffrire. Sono i mattoncini dell'empatia – tutti noi li abbiamo. Queste piccole cellule che ci predispongono a vivere in relazione con gli altri ci dicono che siamo comunità.
L'arte di costruire la personalità
Una volta chiarita la nostra intelligenza sociale, l'etica e l'arte di lavorare su noi stessi potrebbero essere le chiavi per costruire una società più umana, basata sulla collaborazione.
Nel corso della vita di ognuno di noi ci sono due variabili da considerare: il destino, che non possiamo influenzare e la personalità, su cui possiamo lavorare.
A noi interessa la personalità... lavorare sul proprio carattere richiede impegno e responsabilità. Per fare questo, è importante avere come punto di riferimento le quattro virtù cardinali: prudenza, fortezza, temperanza e giustizia.
Praticare queste virtù nella vita di ogni giorno richiede la capacità di fare scelte consapevoli. Queste virtù possono aiutarci a indirizzare le nostre decisioni e possono mostrare i nostri limiti.
Quando l’avidità vince sui valori
Un esempio è la crisi finanziaria e bancaria, iniziata nell'estate del 2007, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, causata da operazioni finanziarie spregiudicate di grandi banche multinazionali. Il risultato è stato un quadro normativo sempre più stringente per prevenire ulteriori distorsioni del mercato.
Chiediamoci però quale sia stata veramente la scintilla ad attivare la crisi globale. La risposta è immediata, troppi banchieri avevano decisamente sorpassato i loro limiti, letteralmente e metaforicamente.
Le banche multinazionali, in particolare quelle statunitensi ed europee, avevano portato avanti attività creditizie e finanziarie in maniera decisamente poco etica. I banchieri avevano lasciato che l’avidità vincesse sui loro valori, dimenticando il loro ruolo nelle rispettive comunità.
Ambizione e avidità sono alcune tra le forze che John Maynard Keynes definiva “spiriti animali”… forze che ci motivavano ad agire, a prendere l'iniziativa, ad accettare un determinato incarico.
Queste motivazioni possono sicuramente essere utili per il nostro miglioramento e per la nostra crescita. Però dobbiamo fare attenzione e non farle interferire con la nostra etica e la nostra morale, perché questo ci porterebbe alla rovina – professionale e personale.
Infine, non dimentichiamo che rispetto e onestà sono le fondamenta per costruire quelle relazioni durature necessarie a raggiungere gli obiettivi.
Fiducia e prudenza, le nostre più importanti risorse
Fare affari è un'attività strettamente personale in cui la fiducia gioca un ruolo fondamentale. Poi ci sono le quattro virtù cardinali dove la prudenza, che è chiamata Auriga Virtutum, il cocchiere delle virtù, è considerata la più importante.
La prudenza ci consente di formulare un personale giudizio critico – per mettere in pratica principi e giudizi morali, per permetterci di determinare cosa sia bene e cosa no. Per formulare giudizi personali bisogna essere umili. In caso contrario il vostro ego interferirebbe con le vostre decisioni.
Papa Francesco ha ottenuto un forte consenso a livello globale proprio grazie alla sua umiltà. Egli sostiene che l'umiltà sia indispensabile, ma essere umili, precisa, non significa essere gentili o cortesi – essere umili vuol dire sapere accettare le sconfitte e imparare dagli errori.
Riscattarsi imparando dagli errori
Michael Milken offre un brillante esempio di riscatto.
All'apice del suo successo negli anni '80, il “Junk Bond King” guadagnava tra i 200 e i 550 milioni di dollari l'anno. In seguito, fu ritenuto colpevole di frode finanziaria e dovette scontare 10 anni di prigione.
Durante tutto il periodo di prigionia lavorò assiduamente per espiare le sue colpe. Promosse campagne di sensibilizzazione sul tema del cancro alla prostata raccogliendo fondi per debellare questo tipo di malattie. Per questo è stato encomiato come sostenitore della ricerca in ambito sanitario.
Un simile destino ebbe l’ex direttore finanziario di Enron, Andy Fastow, colpevole anch’esso di frode… uscito di prigione nel 2011 e capito l’errore iniziò a raccontare a tutta l’America quanto fosse stato facile cadere nella trappola dell’avidità e quando fosse stato dannoso…
Di sicuro, accettare le proprie sconfitte, ammettere i propri sbagli significa dare una svolta etica all’esistenza. Per cui vi esorto a non dimenticare mai di mettere l'etica al primo posto nella vostra vita.
Etica e business non sono in contrasto
Siete studenti pronti a spiccare il volo nel mondo degli affari. C'è un altro aneddoto dall'antica Grecia che vi voglio raccontare e che può indirizzarvi in questo viaggio. Il mito di Icaro, un figlio che ignorando le raccomandazioni del padre volò troppo vicino al sole. Icaro sopravvalutò le proprie capacità fino al punto di perdere il contatto con la realtà. Il suo orgoglio, Hybris, derivante dai privilegi e dal potere, lo portò alla rovina.
Avere il coraggio di ammettere le proprie debolezze e, a differenza di Icaro, essere consapevoli dei propri limiti, sarà ciò che vi distinguerà e che aggiungerà valore ai vostri meritati successi. È importante mantenere l'orgoglio sotto controllo attraverso ciò che i greci chiamavano Metis: la saggezza. E quando citiamo la saggezza riaffiora il valore della prudenza.
Etica e business non sono ambiti in contrasto – sono la strada vincente per la sostenibilità. La sfida di oggi è di prepararci ad essere donne e uomini con un solido bagaglio di valori etici, di competenze finanziarie e con un forte spirito imprenditoriale.
Ricordatevi che come diceva Aristotele “solo gli angeli o le bestie vivono al di fuori della polis...” e noi siamo uomini e donne!
Voglio lasciarvi con questi spunti di riflessione e sono ora felice di lasciare spazio alle vostre domande.
Grazie a tutti!
I servizi finanziari in Europa: intervento di Andrea Mennillo alla Gabelli School of Business di Fordham University
Introduzione
Buon pomeriggio e benvenuti a questo importante evento in cui si farà il punto sul mercato dei servizi finanziari in Europa. Un argomento quanto mai attuale.
Prima di iniziare, vorrei anzitutto congratularmi con la preside Donna Rapaccioli e la sua squadra per il successo che sta riscuotendo questa edizione dell'International Business Week. Credo, infatti, che insegnare economia aziendale secondo una prospettiva globale sia oggi il modo migliore di approcciare la materia.
E’ per me un onore condividere questo momento con due figure di rilievo dell'industria dei servizi finanziari.
Stefano Marsaglia, Direttore Esecutivo di Mediobanca, forte di un’esperienza trentennale nel settore, e Greg Minson, Amministratore Delegato di Goldman Sachs, che ha iniziato il suo lungo percorso professionale proprio qui alla Fordham University, dove si è laureato in economia 20 anni fa.
Stefano e Greg, vi ringrazio molto per essere qui oggi.
E' facile per me parlarvi dei miei amici Stefano e Greg che conosco da molto tempo. Vorrei perciò che questo momento fosse un dibattito aperto e informale a cui vi invito a partecipare liberamente con domande e commenti.
Vi prego di approfittare di questo dibattito. Professionisti di esperienza come Stefano e Greg possono certamente trasmettervi approfondimenti interessanti su cosa realmente voglia dire operare sui mercati internazionali. Momenti come questo sono un'opportunità per imparare da chi ha già fatto esperienza in questo settore. Lasciamoci quindi ispirare da professionisti esperti come loro.
Il mercato dei servizi finanziari tra dinamismo e capacità innovativa
Personalmente, ho avuto modo di constatare come l'industria dei servizi finanziari sia un settore dinamico e dalla forte capacità di innovazione. Già dai tempi antichi, questo settore ha avuto un ruolo chiave nell'evoluzione della nostra società.
Bisogna, infatti, risalire al tempo degli antichi romani e, più avanti, al tredicesimo secolo, nel periodo delle repubbliche marinare, per trovare le prime banche, nate per finanziare l’agricoltura e le attività belliche.
Se cercate su Google “prima banca pubblica moderna del mondo”1, leggerete sicuramente del Banco di San Giorgio, fondato nel 1407 nel porto della città italiana di Genova.
Il Banco di San Giorgio divenne così potente che Niccolò Macchiavelli, l'autore de “Il principe” e padre delle moderne scienze politiche, lo descrisse come “uno Stato nello Stato”.
Fin dagli albori dell'industria dei servizi finanziari, il cambiamento è sempre stato una costante. Inizialmente, le banche si focalizzavano su commercio e scambi commerciali, ma presto divennero istituzioni complesse in grado di gestire numerosi e complicati flussi di danaro.
In passato, ho avuto l'opportunità di lavorare per BIPOP, una banca italiana di medie dimensioni, gestita da un lungimirante amministratore delegato, che mi permise, come membro del senior management team, di contribuire alla sua crescita trasformandola da banca locale a banca online fra le più importanti del mercato.
Attraverso la allora controllata Fineco, BIPOP registrò una crescita a tre cifre del patrimonio e dell'utile netto per cinque anni consecutivi. Nello stesso periodo, la sua capitalizzazione di Borsa passò da 300 milioni di euro a più di 20 miliardi, grazie a un modello di business che sfruttava in modo innovativo la distribuzione online e multicanale.
Ecco perché credo fortemente nell'innovazione.
Successivamente, divenni amministratore delegato de La Centrale Merchant, un'istituzione che aveva come azioniste due grandi compagnie assicurative: l’italiana Assicurazioni Generali e la tedesca Allianz.
Fu in quel periodo che l’allora Ministro delle Finanze italiano, Giulio Tremonti, mi nominò membro del Comitato degli Esperti della Cassa Depositi e Prestiti, la più grande banca per le infrastrutture al mondo.
Ancora oggi, mi occupo di consulenza nel settore delle infrastrutture e delle grandi opere in Paesi in forte crescita. Alcuni chiamano questa attività “business diplomacy”, un’espressione che sottolinea la capacità di trovare il punto di convergenza fra le diverse necessità di una pluralità di soggetti.
***
Ritornando al settore dei servizi finanziari, ricordiamoci che non segue le stesse regole ovunque... ad esempio, Stati Uniti ed Europa si sono evoluti secondo modelli differenti.
Ad esempio, negli Stati Uniti, quando il Presidente Clinton, nel 1999, annullò il Glas Steagal Act, permise alle istituzioni finanziarie di compiere contemporaneamente attività finanziarie tradizionali e di investimento. Attività che, invece, in Europa, dovevano rimanere rigorosamente separate.
Oggi, i servizi finanziari continuano ad essere uno dei settori più dinamici dell'economia europea e, negli ultimi anni, hanno probabilmente visto il maggior numero di cambiamenti inaspettati della loro storia.
Starete probabilmente pensando alle conseguenze della crisi finanziaria iniziata nell'estate del 2007... certo, di sicuro questo è uno dei cambiamenti di cui vi parlerò, ma non è l'unico. E non tutti sono così negativi...
Facciamo un paragone con gare automobilistiche... la crisi finanziaria potrebbe essere paragonata a una curva molto stretta presa ad alta velocità. Non necessariamente si finisce fuori strada, dipende sia dalla macchina che si sta guidando sia dalle capacità del pilota.
Ricordate cosa accadde ai mercati derivati verso la metà del 2007? A un certo punto, nel bel mezzo del “Gran Premio”, mentre i mercati finanziari tenevano l'acceleratore premuto per correre verso nuovi obiettivi, negli Stati Uniti il mercato dell'ABS è improvvisamente crollato, trascinandosi dietro anche gli strumenti derivati.
Un evento che però non ha fermato la “corsa”. Certamente, tutte le istituzioni finanziarie sono state impattate da questa crisi, ma mentre alcuni cadono, altri emergono rapidamente adattandosi al nuovo scenario, a dimostrazione della dinamicità di questo settore.
A distanza di dieci anni, possiamo vedere che gli strumenti derivati non sono affatto scomparsi. Anzi sono un mercato più attivo che mai. Solo nell'Unione Europea ha raggiunto un valore nozionale stimato2 di più di 450 trilioni di euro a fine febbraio 2017.
Infatti, i derivati sono strumenti utili alla copertura dei rischi e non il male assoluto. Ovviamente, tutto dipende da come si usano.
***
Oltre al dinamismo, un’altra importante caratteristica di questa industria è la capacità di innovazione.
Ogni giorno, nascono nuovi prodotti finanziari per rispondere alle necessità più disparate. Sono prodotti molto diversi in termini di tipologia, rischio e complessità, ma sono tutti fondamentali per chi opera nel settore finanziario.
Pensate alla digitalizzazione, che ora è la tendenza principale dei servizi finanziari: immediatezza, semplicità e automatizzazione devono caratterizzare i servizi proposti sul mercato. Non è un caso l'esplosione delle criptovalute e delle transazioni digitali grazie alla nuova e rivoluzionaria tecnologia blockchain.
L'innovazione rappresenta l'abilità di questo settore a rilanciarsi continuamente, a rispondere rapidamente ai cambiamenti del mercato e dei clienti, siano essi aziende grandi o piccole, investitori, famiglie, consumatori o organizzazioni pubbliche.
Regolamentazione e competizione: opportunità o minaccia?
Le parole più importanti in questo settore restano “regolamentazione” e “competizione”.
Parliamo di regolamentazione. Negli ultimi 15-20 anni, abbiamo visto come i regolatori abbiano gradualmente intensificato la loro azione, costruendo un “recinto” intorno al settore finanziario per evitare nuove crisi e traumi.
Questo è particolarmente vero in Europa, ma vale anche a livello globale.
In termini di regole internazionali, abbiamo l'accordo di Basilea (il primo nel 1988, l'ultimo, Basilea 3, nel 2010), proposto dal Comitato di Basilea in rappresentanza delle banche centrali dei Paesi del G10, avente lo scopo di fornire chiare regole a livello internazionale per la supervisione delle banche e di allinearne i requisiti patrimoniali. Un intervento considerato prioritario, visto il rapido processo di globalizzazione di questo settore.
Personalmente, ho cominciato a comprendere meglio l'impatto dei coefficienti di capitale quando sono entrato a far parte del programma di Gestione Strategica dell'INSEAD a Fontainbleau. Uno dei miei professori era Jean Vermine, membro della commissione incaricata di introdurre le regole di Basilea 1 in Europa.
Queste sono regole profondamente radicate nella cultura bancaria europea. L'accordo di Basilea 3, in particolare, introduce parametri di liquidità, di capitale, di adeguatezza e di leva finanziaria. Lo scopo di tali regole è limitare i rischi e mitigare le perdite. In sintesi, maggiore è il rischio che la banca si assume, maggiore è il capitale che dovrà avere.
Queste regole hanno avuto un forte impatto sulle banche, rendendole più selettive nella concessione di credito alle imprese e quindi riducendo la loro capacità di sostegno all'economia.
Come conseguenza di Basilea 3, le banche sono state obbligate a migliorare l’efficacia dei loro processi di compliance e di gestione del rischio.
Ma, prima di tutto, le banche sono state obbligate a ridurre la leva finanziaria e a rinforzare il capitale. Questo fatto ha comportato:
- la raccolta di nuovi capitali sul mercato3
- la richiesta ai clienti di più alti parametri di merito creditizio
- la vendita di crediti problematici4, gli NPL
- la cessione di beni ad elevato assorbimento di capitale, per trasformarli in liquidità
Si consideri che, non appena le regole di Basilea 3 furono comunicate, le banche europee ridussero il loro coefficiente di leva finanziaria (misurato sul patrimonio netto) da una media di circa 29x a 25x5.
Inoltre, per rinforzare il capitale, molte istituzioni furono spinte ad aggregarsi, alimentando il mercato M&A. Stefano, fra poco, approfondirà meglio questo aspetto molto importante.
Dall'altro lato, la pressione sul capitale ha creato un altro importante mercato: quello degli NPL, recentemente esploso come conseguenza di anni di rallentamento economico.
A seguito delle nuove regole, gli intermediari sono stati costretti a sbarazzarsi dei crediti in sofferenza, permettendo così la nascita sul mercato di operatori specializzati nella gestione di questo tipo di rischio, con l’effetto di dare un rapido sostegno alla stabilità e alla redditività del settore bancario, pressato dalla grande mole di crediti inesigibili6.
Questi soggetti stanno comprando NPL e creando valore dalla loro efficiente gestione.
Su questo tema, possiamo avvalerci dell'esperienza di Greg, che in Goldman Sachs ha creato con successo un dipartimento completamente dedicato alla gestione degli NPL.
Ciò nonostante, l’ammontare totale di NPL in Europa è ancora molto ampio, pari a 950 miliardi di euro. Quindi, credo ci sia ancora molto lavoro per Mr. Minson e i suoi colleghi...
… e per i suoi concorrenti, ovviamente. Come ho già detto, il mercato dei servizi finanziari offrirà sempre nuovi, interessanti, spazi di interesse e sarà sempre pronto ad accogliere nuovi operatori.
Il settore dei servizi finanziari sta diventando un'arena molto affollata e presa d’assalto da una moltitudine variegata di soggetti. Oggi, infatti, gli operatori tradizionali si devono confrontare con i nuovi arrivati dalla Cina e dal Medio Oriente. Paesi da poco sul mercato, ma che stanno rapidamente diventando concorrenti pericolosi.
Ma questa è una conseguenza inevitabile della globalizzazione...
Abbiamo visto solo un lato della medaglia, dall’altro troviamo invece una crescente competizione caratterizzata dalle nuove tecnologie. Viviamo nell'epoca della blockchain, delle valute virtuali e del FinTech.
L'uso di dati e analisi per prevedere le esigenze dei clienti, migliorare processi e servizi e prevenire frodi sta diventando sempre più diffuso.
La tecnologia porta anche una maggiore disintermediazione. I nuovi operatori sul mercato, come Apple Pay, Paypal e altri che offrono “piattaforme di benessere finanziario”, permettono ai clienti di pianificare, depositare, pagare e raccogliere fondi direttamente dai loro smartphone. Inoltre, si tratta di operatori che spesso sfuggono alla regolamentazione degli operatori tradizionali (c.d. shadow banking).
Ma questa è una conseguenza inevitabile della digitalizzazione...
Competitività e regolamentazione sono entrambi strumenti positivi per aumentare l'efficacia del mercato dei servizi finanziari, ma ovviamente le regole devono essere uguali per tutti e garantire una sana concorrenza, per il bene dei consumatori.
Quale sarà il futuro?
A livello globale, l'Europa rimarrà il punto di riferimento per questo settore, a prescindere dalla Brexit.
La tecnologia finanziaria è di certo un'opportunità per l'intera economia: per utenti privati, aziende e operatori finanziari tradizionali.
In questo senso, sono convinto assisteremo a una collaborazione e a un’alleanza sempre maggiori tra operatori tradizionali e innovativi.
Naturalmente, rimangono rischi e minacce sul mercato dei servizi finanziari, che di certo non possono essere affrontati solo con regole o tecnologie... sono necessari manager qualificati e responsabili, che sappiano coniugare attenzione alla performance ed etica.
Gli stimati relatori qui presenti sono un esempio di manager responsabili e sono i più titolati per offrirci una panoramica sui servizi finanziari.
Dunque, Stefano, Greg... cosa potete dire al nostro giovane pubblico sui nuovi grandi cambiamenti nell'industria dei servizi finanziari? Per esempio, i cambiamenti tecnologici significano tempi duri per le banche o vedete un'alleanza vincente tra servizi bancari tradizionali e servizi innovativi?
Quali sono, a vostro parere, le principali tendenze che sperimenteremo in questo mercato?
Greg, Stefano, a voi la parola...
1 www.ft.com/intl/cms/s/0/6851f286-288d-11de-8dbf-00144feabdc0.html#axzz2ycmbeCR9 “The World’s First Modern, Public Bank,” Financial Times Magazine. 17 aprile, 2009
2 Fonte ESMA: https://www.esma.europa.eu/press-news/esma-news/esma-produces-first-overview-eu-dernplivative-markets-size
3 Dal 2014 fino alla fine del 2017, le banche dell'area dell'euro hanno visto aumentare il loro capitale di 234 bilioni di euro e hanno aggiunto 813 bilioni di euro di beni liquidi. Fonte: Commissione Europea
4 Il rapporto medio di NPL è diminuito di un terzo dal 2014 ed è in costante calo. Fonte: Commissione Europea
5 Fonte: Banca d'Italia, Questioni di Economia e Finanza, “Riduzione delle leve finanziarie delle banche dell'EU”, settembre 2014
6 Verso la metà del 2017, il rapporto medio di NPL delle banche europee è sceso al 4,6% (Q2 2017), raggiungendo il livello più basso dalla fine del 2014. Fonte: Commissione Europea
Discorso di Andrea Mennillo alla Scuola Internazionale di Monaco (ISM) 2014
Signora Pratte, Signor Price, Signora Mackenzie-Wright...stimatissimi membri del Consiglio Direttivo della Scuola Internazionale di Monaco, docenti e personale, genitori, Signori e Signore...e, soprattutto voi, studenti della scuola media ISM...buon pomeriggio.Leggere di più
Discorso di Andrea Mennillo alla Scuola Internazionale di Monaco (ISM) 2013
Signora Pratte, stimatissimi membri del Consiglio Direttivo, Signor Price, Signora Mackenzie-Wright, docenti e personale della Scuola Internazionale di Monaco, Signore e Signori...e, soprattutto, voi, studenti della scuola media ISM...Leggere di più












