Assumere l’incarico di Vicepresidente dell’aeroporto di Albenga mi ha dato l’occasione di approfondire le dinamiche di un settore strategico per l’Italia, quello del trasporto aereo, oggi al centro di un’importante fase di cambiamento legata sia alle nuove politiche improntate alla sostenibilità, sia alle conseguenze della pandemia. Lo sviluppo futuro di questo settore, non può infatti prescindere da una profonda ristrutturazione, richiesta soprattutto dai nuovi scenari di mobilità sostenibile, visto anche l’alto impatto ambientale del trasporto per via aerea.
Non dimentichiamo, anzitutto, che stiamo parlando di un settore in grande difficoltà a causa della pandemia e purtroppo trascurato in questa fase di ripartenza. Nonostante un indotto totale tra il 3 ed il 6% del PIL (dati Assaeroporti), la scelta della politica di fissare altre priorità è piuttosto evidente nella realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in cui il settore aeroportuale non è stato considerato.
Potrebbe essere una scelta poco lungimirante, che rischia di tradursi in un vero e proprio errore strategico. Ricordiamo che, pre-pandemia, il settore contava circa 200 milioni di viaggiatori/anno. Cifra che, secondo le stime, si potrà rivedere non prima del 2024-2025 (dati Enac nel “Rapporto e Bilancio Sociale 2020“). L’ottima ripresa nel 2021, con il +52,5% rispetto al 2020, è incoraggiante, ma ricordiamo che è pur sempre il 58% in meno rispetto al pre-covid (dati Enac in “Dati traffico 2021“). La ripresa sarà quindi piuttosto lenta, ma che ruolo avranno le politiche di sostenibilità in questo processo?
La scelta di non includere il trasporto aereo tra i destinatari dei fondi del PNRR è dettata anche dalle linee guida europee, con la chiara discriminante dell’alto impatto dal punto di vista ambientale, a favore di altri mezzi di trasporto ritenuti più “eco-friendly”. Tuttavia, difficilmente il settore aereo potrà essere efficacemente sostituito da altri mezzi di trasporto, motivo per cui può avere senso interrogarsi sulle modalità più adeguate in grado di sostenerne un sano sviluppo nel lungo periodo.
Lo confermano anche le parole del Presidente di Assaeroporti, Carlo Borgomeo: “Allo stato attuale ci troviamo in una situazione debitoria che non ci consente di autofinanziare progetti sulla sostenibilità”.
In effetti, se guardiamo gli assetti proprietari degli aeroporti italiani, non sembra esserci un diffuso interesse da parte di investitori privati, soprattutto esteri, pronti a “scommettere” sul settore. Gli investitori attuali sono principalmente italiani, ad esempio, Atlantia e il fondo F2i, oltre naturalmente agli attori pubblici legati al territorio, come Comuni e Camere di Commercio. Il PNRR avrebbe potuto essere un segnale forte, in grado di attirare l’attenzione di nuovi investitori italiani e stranieri, portatori di capitali, competenze e idee.
Nel comparto aeroportuale, dunque, la nuova mobilità sostenibile potrebbe tardare a “decollare”, lasciando sguarnito un settore con importanti ricadute a livello territoriale e a livello di sistema economico nazionale.



