Pochi mesi fa, come Presidente di Fordham London Advisory Board di Fordham University, ho tenuto l’intervento introduttivo alla conferenza “The Future of Business Education”. Ricordo che iniziai dicendo che: “Il 2020 sarà ricordato come un anno terribile”. Una frase lapidaria, per me difficile da pronunciare, ma purtroppo drammaticamente appropriata. Oggi, con il 2020 finalmente archiviato, guardo al 2021 chiedendomi come vorrei fosse ricordato.
Come un anno di rinnovamento. È questo il mio auspicio. Fra pochi mesi inizierà l’Anno Ignaziano, proclamato dalla curia generalizia della Compagnia di Gesù per celebrare la ricorrenza dei 400 anni della canonizzazione del suo fondatore, Sant’Ignazio di Loyola. L’anno a lui dedicato inizierà il 20 maggio 2021 e si concluderà il 31 luglio 2022.

Sarà, questa, un’occasione importante per promuovere a livello universale il recupero dei valori fondamentali dell’Uomo, partendo dalla Conversione Ignaziana. Un esempio del passato ancora straordinariamente attuale.
Un rinnovamento che l’Europa visse già nel 1400, quando fu scossa dall’Umanesimo, movimento culturale che decretò in modo inequivocabile la fine dell’epoca medioevale, considerata barbara e oscura. Fede cristiana, rivalutazione della cultura classica, senso morale ed etica, furono i principi cardine di questo fenomeno culturale, che interessò la vita religiosa, quella politica ed ogni livello del tessuto sociale. Con una prerogativa imprescindibile: collocare l’Uomo al centro di ogni cosa. Era iniziato il Rinascimento. In questo periodo di fermento e di continui mutamenti, il 20 maggio del 1521, il Signore infuse su Ignazio di Loyola, nobile cavaliere spagnolo, il rinnovamento spirituale.

Il cambiamento avvenne durante la sua convalescenza, quando, immobilizzato a causa di una ferita in battaglia, ebbe la possibilità di avvicinarsi ai testi sacri e di scoprire la vita dei santi. Letture che lo fecero riflettere su quale fosse realmente il senso della sua esistenza, operando in lui una profonda conversione spirituale. Decise così di abbandonare la carriera militare e di spogliarsi dei suoi averi per dedicare il resto della vita a predicare la parola di Dio e a prendersi cura dei più bisognosi.
Oggi come allora, a 500 anni di distanza, stiamo vivendo un periodo di forti contrasti, che ogni giorno condizionano tutti gli aspetti della nostra vita. La “pestilenza” del 2020 si chiama Covid19 e, malgrado i nostri strumenti tecnologici e le nostre competenze scientifiche avanzate, ci ha messi sotto scacco, con impatti enormi al livello sanitario, economico, sociale e politico.
S. Ignazio di Loyola ha proposto una visione avanguardista dell’Uomo che, attraverso un processo di maturazione interiore, diventa capace di comprendere la differenza tra bene e male, tra giusto e sbagliato, e quindi di orientare le proprie scelte. Ispirarsi alla tradizione di S. Ignazio significa portare in alto valori quali libertà, giustizia e verità. Un approccio di particolare valore soprattutto se applicato alla formazione dei più giovani.
L’istruzione è infatti uno dei processi fondamentali di sviluppo di una persona. Un modello formativo che incarni e trasmetta i valori ignaziani alle nuove generazioni non potrà che favorire il rinnovamento che andiamo cercando. Un rinnovamento che, ricordiamolo, parte dal recupero di insegnamenti che abbiamo già da molto tempo e che dipende anche da come li sapremo trasmettere ai leader di domani. Riuscire a compiere anche un solo passo verso questa consapevolezza farà del 2021 un anno migliore del 2020.

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