L’Iran si apre al mondo occidentale. Il mondo occidentale si apre all’Iran. Chi, come me, è interessato agli sviluppi economici del Medio Oriente sarà d’accordo nel ricordare il 2015 come l’anno della rimozione delle sanzioni internazionali all’Iran, dopo la firma dell’intesa con il “5+1” (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) avvenuta nel mese di luglio a Vienna e in vigore da gennaio 2016.
Si tratta di un vero e proprio punto di svolta nelle relazioni fra l’Occidente e il Paese Mediorientale e non ho mai nascosto di nutrire importanti aspettative da questo deciso cambio di rotta, che vedo portatore di opportunità tutt’altro che trascurabili, dopo anni di stagnazione commerciale causata dalle sanzioni. Una stagnazione commerciale durante la quale l’Italia ha comunque raggiunto un export complessivo superiore al miliardo di euro sia nel 2014, sia nel 2015, grazie soprattutto al settore dei macchinari e delle apparecchiature1.
La fine dell’embargo e l’apertura ai commerci internazionali porta infatti con sé benefici economici importanti.
L’Italia è oggi il Paese europeo ad avere le migliori relazioni con l’Iran e penso che questo sia un vantaggio strategico non da poco che deve essere capitalizzato al massimo. L’obiettivo è ora creare le condizioni per capitalizzare questo vantaggio, senza perdere tempo. E devo dire con una certa soddisfazione che l’Italia non ha perso tempo, aprendo immediatamente un canale di dialogo e di confronto fra l’imprenditoria dei due Paesi.
Tra un paio di mesi si terrà infatti a Teheran la prima edizione dell’Iran-Italy summit, una piattaforma di dialogo di altissimo profilo fra le figure di riferimento a livello imprenditoriale e istituzionale di Italia e Iran, così come di Europa e Medio Oriente, promosso da Ambrosetti, gruppo italiano di riferimento nel settore della consulenza strategica. Si discuterà di opportunità strategiche legate alle relazioni fra Iran e Italia e si costruiranno nuovi contatti commerciali fra aziende e leader politici. Si parlerà di prospettive per i principali settori dell’economia e i benefici conseguenti derivanti dalle opportunità di interscambio.
Il summit sarà anche l’occasione per creare una comunità di figure di spicco italiane e iraniane per rafforzare le relazioni fra i due Paesi e sfruttare le nuove opportunità di crescita.
L’orizzonte temporale di questa iniziativa è 5 anni (2016-2020), entro i quali si stima che il nuovo corso dell’Iran potrà portare all’export italiano benefici quantificabili fino a 2 miliardi di euro di maggiori esportazioni.
La base di partenza è molto buona perché, negli anni, lavorando con serietà e competenza, le imprese italiane hanno saputo conquistarsi la fiducia delle istituzioni iraniane, cosa che rende il Made in Italy fortemente apprezzato in Iran, soprattutto nei settori industriali (meccanico, siderurgico), nel settore petrolifero e petrolchimico, nelle infrastrutture e nei beni di consumo. In prospettiva, confido che l’apertura di un mercato di oltre 80 milioni di potenziali consumatori, di cui oltre il 70% vive nei centri urbani e oltre il 60% ha meno di 30 anni con un grado di istruzione medio-alto, possa portare ottime possibilità ai prodotti italiani della moda e del lifestyle, anche nelle loro declinazioni più esclusive, come il lusso. Ciò favorito anche dal commercio online. Qui oggi la concorrenza in Iran è costituita soprattutto da aziende turche e cinesi che detengono importanti quote di mercato nel commercio dei beni di largo consumo offrendo prodotti tipo-occidentali, fino ad oggi preclusi a causa dell’embargo. In questo contesto, saranno avvantaggiate le imprese italiane più flessibili e meno standardizzate che sapranno costruire collaborazioni efficaci con i partner iraniani per portare mutui vantaggi.
Attenzione merita anche il settore dell’energia, dove l’Iran è il più grande produttore di elettricità del Medio Oriente e possiede la 4° più importante riserva di greggio al mondo e la 2° di gas naturale. Cifre importanti, che vanno sommate al grande potenziale di crescita nelle energie rinnovabili, in particolare eolico e solare, nel quale il governo iraniano ha in programma di investire oltre 10 miliardi di dollari per un incremento della produzione rinnovabile di circa 5 gigawatt da qui al 2020. Da considerare anche le esigenze di ammodernamento delle infrastrutture già esistenti, visto che ad oggi ben il 90% della produzione energetica iraniana deriva da centrali a combustione ormai obsolete.
Oltre alle infrastrutture energetiche, un capitolo sarà dedicato dal summit anche alle infrastrutture si trasporto, di cui l’Iran ha una crescente necessità, tanto da rappresentare un importante settore di investimento che si stima farà convogliare, solo nel comparto ferroviario, risorse per oltre un miliardo e mezzo di dollari all’anno per i prossimi sei anni. Capitali per lo più destinati all’espansione della rete, che da qui al 2025 dovrebbe più che raddoppiare passando dai 10k km attuali a 25k km. Tutti interventi nei quali l’Italia può vantare una consolidata esperienza e imprese competenti e competitive, della cui opera l’Iran potrebbe trarre sicuro beneficio.
Tuttavia esistono ancora ostacoli da rimuovere, affinché il potenziale fornito dalla rimozione delle sanzioni possa essere sfruttato a pieno. Mi riferisco in particolare, alla rimozione delle restrizioni che ancora esistono per le banche nell’operatività con l’Iran. Si tratta di un tema importante, perché il settore bancario è un elemento chiave per il rafforzamento del commercio bilaterale e nel summit si affronterà la capacità del mercato finanziario iraniano di aprirsi alla scena internazionale dopo anni di embargo. Chiaramente, ciò comporterà rischi e opportunità per il settore bancario e finanziario del Paese mediorientale. Da una parte, infatti, potremo vedere una modernizzazione delle banche iraniane – ancora per lo più di tipo tradizionale – in senso digitale e innovativo; dall’altra un ovvio aumento della concorrenza dovuta all’ingresso di nuovi soggetti (probabilmente più avanzati in termini tecnologici) con conseguente necessità di adeguarsi alla normativa internazionale. Su quest’ultimo punto, lo sforzo richiesto alle banche iraniane non sarà da poco, considerando che negli ultimi due anni le modifiche regolamentari a livello globale si stima siano più che raddoppiate in termini numerici. Nell’ambito delle relazioni bilaterali Italia-Iran, l’esperienza maturata dall’industria bancaria italiana, che ha dovuto evolversi rapidamente per far fronte alle pressioni competitive e regolamentari e lo ha fatto molto bene sfruttando le possibilità offerte dalla tecnologia, potrà essere sicuramente di aiuto alle banche iraniane per affrontare una nuova fase di cambiamento in chiave più internazionale.
Come si può vedere, le possibilità offerte dal nuovo corso del Paese Mediorientale sono molto ampie. Ci sarà molta carne al fuoco e il mio auspicio è che questo primo summit Italia-Iran possa essere un reale punto di partenza per relazioni politiche e commerciali rafforzate e mutuamente vantaggiose.
1 Fonte: dati Ministero degli Affari Esteri (http://www.infomercatiesteri.it/scambi_commerciali.php?id_paesi=104)



