L’emergenza COVID-19 ha rivelato, come mai prima, la fragilità di tutti i sistemi sanitari, economici, politici e sociali, incapaci di produrre un’efficace risposta a livello globale, avente l’obiettivo di limitare il più possibile i danni provocati dall’evento pandemico.
Su questo tema, mi ha fatto riflettere una recente dichiarazione dell’Ambasciatore Giampiero Massolo, Presidente di Fincantieri e Presidente dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), su come il potere oggi non sia più solo militare, ma anche sanitario, logistico, alimentare, tecnologico. In una crisi multidimensionale e di portata mondiale, come quella che stiamo vivendo, forse, la mancanza di una vera leadership globale capace di assumere un ruolo di indirizzo comune è ciò che si sente di più.
Trovo abbastanza naturale che, in un simile contesto di emergenza, ciascun Governo nazionale abbia preso decisioni guidate dalla propria cultura, dalle proprie tradizioni e dalla propria capacità di resilienza.
Ma non si può non osservare come, nel complesso, le risposte all’emergenza sanitaria, economica e sociale siano state frammentate, a volte persino caotiche, e spesso caratterizzate da contrapposizione anziché cooperazione. La competizione globale si è inasprita, così come si è inasprita anche l’intransigenza dell’opinione pubblica, turbata e stressata dalla perdurante incertezza.
Certamente, la prospettiva di un vaccino lascia intravedere la luce in fondo al tunnel, ma, una volta superata l’emergenza, quali innovazioni e capacità si metteranno in campo? Quali saranno i nuovi equilibri mondiali? La competizione per la leadership globale vedrà intensificarsi il confronto fra occidente e oriente?
Sappiamo che Cina e Stati Uniti si stanno fronteggiando già da tempo. Oggi, la partita si gioca sulla frontiera tecnologica, dove 5g e intelligenza artificiale possono garantire una posizione dominante nell’economia mondiale. Una gara in cui gli Stati Uniti sono ancora in vantaggio. La Russia si conferma, invece, sempre pronta a colmare velocemente gli spazi che le altre potenze mondiali lasciano scoperti. Il ruolo dell’Europa rimane purtroppo marginale, penalizzato da un percorso identitario e politico ancora in divenire.
In un quadro così precario, vedo come unica soluzione possibile la promozione di una rinnovata cooperazione a livello globale, che rafforzi la capacità di trovare risposte condivise alle grandi questioni economiche e sociali, dando avvio ai grandi progetti di cambiamento che oggi servono al progresso del mondo. La realizzazione di uno scenario cooperativo dipenderà molto da una precisa volontà di dialogo da parte dei principali attori del potere globale.
I nuovi equilibri internazionali non tarderanno a formarsi. Per l’Europa sarà, comunque, fondamentale rafforzare il proprio ruolo in seno al mondo Occidentale – cui appartiene naturalmente – per poi potersi proporre come ponte per costruire nuove alleanze e cooperazioni con il modo orientale, la Cina in particolare.

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