In questi mesi abbiamo assistito a un radicale spostamento delle rotte del commercio, completamente ridisegnate dai dazi americani; abbiamo visto l’Europa ridare priorità al rafforzamento della difesa, mentre il conflitto tra Israele e Iran ha mostrato come le guerre stiano superando le tradizionali logiche territoriali e geografiche.

Il proliferare di conflitti, sia armati sia commerciali, è indicativo di un contesto che sta cambiando forma, in cui stanno emergendo nuovi equilibri e dove, più che in passato, i rapporti di forza si misurano secondo parametri diversi, che superano la mera capacità militare. Ad esempio, gli sviluppi del conflitto tra Israele e Iran, due Stati non confinanti, hanno dimostrato che le guerre oggi si combattono anche sui flussi informativi, sulla sicurezza dei dati, sulla stabilità delle reti.

Si consideri che già oltre un secolo fa, i padri della geopolitica classica attribuivano un valore strategico alle infrastrutture fisiche – strade e ferrovie – capaci di unire territori, consolidando il potere economico e l’influenza politica a scapito di altre potenze. Oggi, quell’intuizione si arricchisce di significato: la forza di uno Stato si misura dalle connessioni fisiche, digitali, energetiche e informative. Non più solo dagli armamenti.

Le infrastrutture di connessione assumono così un ruolo strategico per la loro capacità di integrare e proteggere, nel senso più ampio. Controllarle equivale a detenere una forma determinante di influenza. Che si tratti di ferrovie ad alta velocità, aeroporti, reti 5G, sistemi satellitari, oleodotti, la capacità di gestire questi sistemi rappresenta un vantaggio competitivo nella proiezione strategica di uno Stato nel panorama internazionale.

La realtà dei fatti purtroppo dimostra quanto sia difficile realizzare un mondo senza conflitti. Tuttavia, la scacchiera degli equilibri globali si sta ancora una volta riassestando, stavolta a favore di quegli Stati che sapranno garantire la sicurezza e l’efficienza delle loro connessioni, fisiche, digitali, energetiche, logistiche. Più saranno questi Stati, maggiore sarà la stabilità internazionale, perché, a differenza delle guerre, le infrastrutture costruiscono legami strategici, strumenti di cooperazione, sviluppo economico. Tutti fattori alleati della competitività e del benessere.

Andrea Mennillo

Fondatore e Direttore Generale, International Development Advisory
Presidente Fordham University London Centre Advisory Board

 

Foto per gentile concessione dell’autore Alessandro Digaetano

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