«Di doman non v’è certezza», scriveva oltre cinque secoli fa Lorenzo de’ Medici, nel tentativo di fermare il tempo e catturare l’energia della giovinezza. Un’energia che oggi sembra essere sempre più preziosa. Non tanto – o non solo – per ragioni demografiche, ma per le esigenze delle imprese, dell’economia e della nostra stessa vita.
In un mondo sempre più affamato di energia, che si tratti di gas, petrolio o fonti rinnovabili, la questione è strategica. Fino a ieri, la direzione sembrava chiara: rinnovabili e mobilità elettrica. Invece no. Il futuro è di nuovo in discussione.
La mobilità elettrica sembrava protagonista del settore automotive, ma oggi la frenata del mercato svela un quadro più complesso. Nonostante gli ingenti investimenti e il sostegno politico, la domanda di auto elettriche sta rallentando, frenata dai costi ancora elevati e dal ritardo nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica. Una tendenza confermata anche dal recente Global Automotive Consumer Study di Deloitte, che evidenzia quanto il motore termico sia ancora apprezzato dai consumatori.
A questo si aggiunge la crescente domanda di minerali per la produzione delle batterie e i conseguenti problemi di approvvigionamento, che potrebbero diventare un fattore critico nei prossimi anni. I grandi produttori stanno rivedendo le loro strategie, segno che la transizione non è un percorso lineare e che il futuro della mobilità potrebbe prendere una direzione diversa da quella immaginata.
«Di doman non v’è certezza», appunto. E con il ritorno di Trump, petrolio e gas tornano protagonisti. Un effetto che si somma alle difficoltà già in atto per i fondi dedicati all’energia green, che nel 2024 hanno registrato riscatti per circa 30 miliardi di dollari.
Un fenomeno, forse solo transitorio, ma che potrebbe avere ripercussioni anche in Europa, dove la transizione green si trova a un bivio: proseguire con determinazione sulla strada della sostenibilità o riconsiderare le scelte fatte per preservare la competitività? Su questo punto l’Unione Europea con il Green Deal non sembra avere dubbi e con lei i mercati.
Resta il fatto che la continua evoluzione dei fattori economici, geopolitici e tecnologici impone revisioni e adattamenti costanti, con l’obiettivo di bilanciare innovazione, sicurezza energetica e competitività.
La realtà si rivela ancora una volta più mutevole di ogni previsione. Piani d’azione troppo rigidi possono perciò rappresentare per le imprese un freno e un rischio. Essere pronti in un simile contesto richiede un focus deciso su valutazioni razionali, spirito di adattamento e una leadership imprenditoriale capace di coniugare flessibilità, prospettive diverse e soluzioni pragmatiche. Solo così, “ciò che ha esser, convien sia”.
Andrea Mennillo
Fondatore e Direttore Generale, International Development Advisory
Presidente Fordham University London Centre Advisory Board



