L'intelligenza artificiale è considerata un fenomeno immateriale: algoritmi, modelli, dati, capacità di calcolo. Ma sotto ogni interazione con un sistema di AI c’è qualcosa di molto fisico: data center che assorbono elettricità in quantità industriali, 24 ore su 24.
Ai settori tradizionalmente energivori, come siderurgia, chimica, cemento e alluminio, si affianca oggi l'economia digitale, con una domanda concentrata, continua, di scala industriale, che non ammette interruzioni e cresce più rapidamente delle infrastrutture
chiamate a sostenerla.
Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, nel 2025 il consumo elettrico globale dei data center è cresciuto del 17%, raggiungendo circa 485 TWh. Le proiezioni di inizio 2026, indicano un raddoppio a circa 950 TWh entro il 2030, con i consumi specifici
dell'AI destinati a triplicare.
I grandi operatori tecnologici si stanno attrezzando:
Contratto, partecipazione, controllo: imprese nate per sviluppare software siedono oggi al tavolo in cui si decide il futuro di centrali, reti e nuove tecnologie di generazione. Secondo l'Agenzia, nel 2025 la spesa in conto capitale delle maggiori società
tecnologiche ha superato i 400 miliardi di dollari, con un ulteriore aumento atteso del 75% nel 2026, mentre gli investimenti di cinque sole società superano ormai l'investimento globale nella produzione di petrolio e gas. È una dimensione che, osserva
l’IEA, i soli bilanci aziendali non possono più sostenere. I mercati dei capitali diventeranno quindi sempre più decisivi e, con essi, le aspettative di rendimento che ne orientano le decisioni.
L'energia che alimenta l'intelligenza artificiale è diventata materia di allocazione del capitale prima ancora che di approvvigionamento. Resta da comprendere chi, oltre ai pochi soggetti in grado di sostenerne la scala, avrà accesso a questa partita, e a quali condizioni.
Andrea Mennillo
Fondatore e Direttore Generale, International Development Advisory
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